#IORESTOACASA, lettera del dirigente a tutte le componenti della comunità scolastica

La situazione creata dall’epidemia sta diventando sempre più rilevante e questo accade anche per nostra responsabilità: ci comportiamo, spesso, in modo eccessivamente individualista, se non stupidamente egoista.

Non abbiamo ancora compreso che potrebbe toccare a noi o, peggio, a chi amiamo.

Non abbiamo ancora capito che l’unica efficace arma contro il Coronavirus è quella di non trovarsi nel luogo sbagliato nel momento sbagliato.

L’unico modo per ridurre il rischio di farne la conoscenza è di non farsi trovare sulla sua strada. Dal momento che non possiamo sapere quale essa sia e in quale direzione il virus si muova, abbiamo solo una scelta: uscire il meno possibile di casa e, quando non possiamo evitare di farlo, stare molto attenti ad osservare le norme di sicurezza indicate dalle autorità competenti.

Non osservare le norme di sicurezza, non è “da furbi”, ma significa diventare strumento di un agente distruttivo inconsapevole.

Il virus non pensa, non sceglie, non decide, fa danni, distrugge, talvolta uccide senza averne l’intenzione, come un terremoto, un’alluvione, un’eruzione vulcanica, uno tsunami.

Noi, invece, possiamo pensare, decidere, scegliere e dunque, contrariamente al virus, siamo pienamente responsabili delle nostre azioni e dei nostri comportamenti.

Al momento, l’umanità non ha strumenti specifici per combattere questa epidemia: né un farmaco specifico né un vaccino che richiederanno i tempi dettati dalla ricerca scientifica e dalla sperimentazione.

Scegliere di restare in casa è l’unica opzione che al momento ci resta.

A chiunque immagini d’appartenere alla schiera degli eletti, inattaccabili dal virus o, a priori, si ritenga, per non si sa quale ragione, capace di sconfiggerlo, una volta contratto, a chiunque, insomma, pensi di sfidarlo con sfrontatezza, io chiedo di pensare, anche solo per un momento, all’eventualità di contagiare, senza averne ovviamente l’intenzione, una persona che si ama.

Le statistiche parlano il linguaggio dei numeri e, mentre rivelano alcuni fatti, ne obnubilano altri.

Questo virus, molto contagioso, finora non si è rivelato particolarmente letale per i più giovani; lo è, molto di più, per gli adulti, soprattutto per gli anziani, e quel che i numeri non dicono, è che contano persone, persone che potremmo conoscere o che, talvolta, effettivamente conosciamo e amiamo.

Sollecito tutti a riflettere sul fatto che il virus lancia una sfida che coinvolge anche il valore dei principi democratici: dobbiamo dimostrare di saper comprendere autonomamente che le indicazioni fornite dalle autorità, sulla base dei pareri di esperti molto autorevoli, sono dettate da una competenza che deve essere riconosciuta e accettata con fiducia.

In condizioni normali, la libertà civile si manifesta con la non omologazione, con la scelta consapevole di non uniformarsi, a priori, acriticamente e pedissequamente, al pensiero e al comportamento della massa.

In questo particolare momento, la libertà civile si persegue, scegliendo che cosa sia razionale fare per il proprio e, soprattutto, per l’altrui bene, uscendo dal proprio limitato orizzonte individuale al fine di agire per il bene comune.

Questo significa agire a tale scopo, senza che gli apparati dello Stato debbano utilizzare la forza per obbligare i cittadini refrattari ad adottare i comportamenti suggeriti per il bene di tutti.

Si tratta, insomma, di imparare a “pensare” prima di agire, sempre ma, soprattutto, in situazioni straordinarie come queste, considerando che ogni nostro gesto, ogni nostra scelta ha ripercussioni su tutti gli altri.

Ecco, in questo periodo che per molti è di ridotta attività, esercitiamoci in quello che è lo “sport” più estremo e difficile che esista: pensiamo prima d’agire.

Il pensare è uno sforzo richiesto a tutti, in particolar modo agli studenti che, ora, possono cercare di dare senso a questo tempo, così diverso e sfuggente, impegnandosi nel cercare di arricchirsi culturalmente, nello studio e nelle attività ad esso collegate.

Questo implica l’interazione con i docenti finalizzata a non interrompere il percorso di crescita culturale di ciascuno studente.

Questo strano e particolare momento richiede a tutti, indistintamente, una personale assunzione di responsabilità che implica, di conseguenza, la mobilitazione delle proprie risorse: nel caso degli allievi, lo studio, l’impegno e la solidarietà a distanza, nel caso degli adulti, lo sforzo corale a garanzia del diritto allo studio dei giovani.

Marcellina Longhi
13 marzo 2020